Ricette – [ del’ EMILIA ROMAGNA]

🥐 ROSTICCERIA TRADIZIONALI

🍞 Panone salato con ciccioli

📖 Descrizione della ricetta

Il panone salato con ciccioli è un pane rustico, soffice ma corposo, arricchito con ciccioli di maiale (detti anche “graséi” o “frizéi” in dialetto). Tipico delle campagne emiliane, veniva preparato dopo la macellazione del maiale, quando nulla andava sprecato: i ciccioli, ottenuti dalla fusione del grasso, venivano impastati con farina, lievito e strutto per creare un pane nutriente e sostanzioso. Ancora oggi è un classico delle panetterie emiliane, perfetto da gustare con salumi, formaggi e un buon bicchiere di vino.

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🫓 Cassoni romagnoli

📖 Descrizione della ricetta

I Cassoni romagnoli (detti anche crescioni) sono piadine ripiegate e sigillate, farcite con ripieni salati vari, poi cotte sul testo o in padella.
Il ripieno tradizionale comprende erbette, cipolla stufata, zucca, patate o salsiccia, ma esistono numerose varianti.
Sono uno street food tipico della Romagna, fragranti fuori e morbidi dentro, con il cuore ricco e saporito.

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🫓 Piadina romagnola

📖 Descrizione della ricetta

La piadina romagnola è una focaccia bassa e morbida, cotta su piastra rovente (testo romagnolo), preparata con farina, strutto (o olio evo), acqua, latte e sale.
È il simbolo dello street food romagnolo, servita calda e piegata a metà, farcita con squacquerone e rucola, prosciutto crudo, salumi o formaggi vari.
La sua consistenza è fragrante fuori e morbida dentro, ideale da gustare in mano, nelle sagre o nei chioschi tipici sulla Riviera romagnola.

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🐖 Ciccioli frolli emiliani

📖 Descrizione della ricetta

I ciccioli frolli non sono un rustico da forno, ma un prodotto tipico della norcinatura emiliana.
Si ottengono pressando i residui della lavorazione del maiale: piccoli pezzi di carne e grasso vengono cotti lentamente e compressi in appositi stampi (detti torchietti) fino a formare mattonelle o dischi compatti.
Una volta raffreddati e tagliati, i ciccioli diventano croccanti, saporiti e profumati, perfetti da gustare come stuzzichino con pane casereccio o gnocco fritto.

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🥟 Tortelli fritti salati

📖 Descrizione della ricetta

I Tortelli fritti salati sono la variante rustica dei più noti tortelli dolci di Carnevale.
Si tratta di fagottini di pasta lievitata o sfoglia sottile, farciti con ripieni saporiti come formaggi morbidi, ricotta ed erbette (spinaci, bietole, cicoria) o salumi. Una volta chiusi a mezzaluna, vengono fritti in olio o strutto, fino a risultare dorati e croccanti fuori, con un ripieno filante o cremoso dentro.

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🥐 Rotolini di sfoglia con prosciutto crudo di Parma e Parmigiano

📖 Descrizione della ricetta

I rotolini di sfoglia sono piccoli rustici preparati con pasta sfoglia già pronta, farcita con prosciutto crudo di Parma e Parmigiano Reggiano grattugiato, arrotolata e tagliata a rondelle.
Una volta cotti in forno diventano dorati e fragranti, con un ripieno saporito che valorizza i due prodotti simbolo dell’Emilia: il prosciutto di Parma e il Parmigiano Reggiano.

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🥟 Panzerotti emiliani

📖 Descrizione della ricetta

I Panzerotti emiliani sono piccoli calzoncini di pasta lievitata morbida, fritti o cotti al forno, farciti con pomodoro, mozzarella e spesso arricchiti da salumi tipici (prosciutto, mortadella, salame).
Si presentano dorati e fragranti, con un ripieno filante e saporito, perfetti come street food, antipasto o piatto conviviale.

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🐟 Frittelle di baccalà

📖 Descrizione della ricetta

Le frittelle di baccalà sono croccanti bocconi fritti a base di baccalà dissalato, avvolto in una pastella leggera e dorata.
Morbide e saporite dentro, croccanti fuori, sono tipiche delle fiere e sagre paesane, ma anche dei mercati popolari, dove venivano servite calde e fragranti come cibo da strada.

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🥞 Borlenghi

📖 Descrizione della ricetta

I Borlenghi sono sottilissime crespelle croccanti, tipiche delle colline e montagne modenesi.
L’impasto, detto colla, è a base di acqua, farina e sale, molto fluido, simile a quello delle crêpes. Viene cotto su grandi piastre di ferro o in padelle sottili, fino a diventare quasi trasparente e croccante.
Il borlengo si consuma caldo, farcito con il tradizionale pesto di lardo (lardo pestato con aglio e rosmarino), abbondante Parmigiano Reggiano grattugiato e pepe nero, poi ripiegato più volte.

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🥖 Crescentine modenesi

📖 Descrizione della ricetta

Le Crescentine modenesi sono piccole focaccine lievitate, preparate con farina, acqua o latte, strutto (o olio) e lievito.
Tradizionalmente cotte al forno, ma anche sulla piastra o fritte, vengono servite calde in alternativa al pane.
Sono perfette da accompagnare con salumi tipici emiliani (prosciutto crudo, mortadella, salame, coppa) e con ciccioli, Parmigiano o formaggi freschi spalmabili.

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🍴 Gnocco fritto (crescentina modenese e bolognese)

📖 Descrizione della ricetta

Il Gnocco fritto è un impasto di farina, acqua, latte, lievito e strutto, tirato in piccoli rombi o rettangoli e fritto in strutto o olio bollente.
In cottura si gonfia, formando una tasca vuota all’interno e restando croccante fuori e morbido dentro.
È servito caldo, accompagnato da salumi emiliani (prosciutto, coppa, salame) e formaggi come Parmigiano Reggiano o stracchino.

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🍚 Torta di riso salata bolognese

📖 Descrizione della ricetta

La Torta di riso salata è un piatto rustico tradizionale dell’Emilia, molto diffuso nel bolognese.
È realizzata con un impasto a base di riso lessato, formaggi (Parmigiano Reggiano e spesso pecorino), uova e latte, arricchito talvolta da salsiccia sbriciolata o pancetta.
Si presenta come una torta compatta, dorata in superficie, da tagliare a quadrotti: perfetta come antipasto, piatto unico o nelle tavole delle feste popolari.

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🥖 Crescentine al forno

📖 Descrizione della ricetta

Le Crescentine al forno sono piccole focaccine lievitate tipiche dell’Emilia, preparate con un impasto semplice di farina, acqua, lievito e strutto (o olio).
Possono essere cotte al forno in versione semplice, dorata e fragrante, oppure farcite prima della cottura con formaggi, salumi o verdure.
Sono croccanti fuori e morbide dentro, ideali come antipasto, merenda o per accompagnare salumi e formaggi.

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🥧 Scarpazzone dell’Appennino reggiano

📖 Descrizione della ricetta

Lo Scarpazzone è una variante dell’Erbazzone reggiano, diffusa soprattutto nelle zone montane dell’Appennino emiliano.
A differenza dell’erbazzone classico, prevede un ripieno più ricco e sostanzioso, con un maggiore utilizzo di uova e formaggio (ricotta e Parmigiano), che rendono la farcia cremosa e nutriente.
È racchiuso tra due strati sottili di pasta rustica a base di farina e strutto (o olio), poi cotto al forno fino a diventare dorato e fragrante.

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🥬 Erbazzone reggiano

📖 Descrizione della ricetta

L’Erbazzone è una torta salata tipica di Reggio Emilia, composta da un ripieno di bietole (o spinaci), cipolla, lardo o pancetta e Parmigiano Reggiano, racchiusi tra due sottili sfoglie di pasta non lievitata, a base di farina e strutto (o olio).
È un piatto rustico e sostanzioso, simbolo della cucina contadina emiliana, che si gusta caldo, tiepido o freddo.

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🥧 Torta salata emiliana

📖 Descrizione della ricetta

La Torta salata emiliana è un piatto rustico preparato con pasta sfoglia o brisé che racchiude un ripieno di verdure di stagione (spinaci, bietole, erbette, coste, zucchine) mescolate con formaggi e uova.
Si presenta come una torta dorata, croccante all’esterno e cremosa all’interno. È perfetta come antipasto, piatto unico o per i pranzi delle feste paesane.

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🍝 PRIMI PIATTI TRADIZIONALI

🥣 Cappellacci di zucca ferraresi

📜 Descrizione storica

I Cappellacci di zucca ferraresi sono un piatto tipico della tradizione culinaria di Ferrara. La loro nascita risale al Rinascimento, quando la cucina estense mescolava raffinatezza e semplicità. La ricetta compare già nel 1584 nel Libro de arte coquinaria di Cristoforo da Messisbugo, scalco alla corte estense. Diversi dai tortelli di zucca mantovani, i cappellacci ferraresi si distinguono per l’uso della zucca violina, dalla polpa soda e meno acquosa, e per il ripieno semplice: zucca e Parmigiano. In passato erano considerati un piatto “dei contadini”, poi adottati anche dalle tavole nobili.

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🥣 Balanzoni

📜 Descrizione storica

I Balanzoni sono una specialità della cucina bolognese, meno conosciuti rispetto ai tortellini o ai tortelloni, ma altrettanto ricchi di storia e gusto. Il loro nome deriva dalla maschera di Carnevale di Bologna, il Dottor Balanzone, simbolo della città. La pasta viene colorata con spinaci o erbette, da cui il caratteristico verde, e il ripieno è un connubio unico di ricotta, Parmigiano e mortadella di Bologna IGP. Anticamente venivano preparati come variante ai tortelloni durante i giorni di festa, con un ripieno più ricco che univa ingredienti contadini e prodotti di pregio.

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🥣 Gnocchi di patate

📜 Descrizione storica

Gli gnocchi di patate, pur non avendo origini esclusivamente emiliane, sono diventati nel tempo una delle preparazioni più diffuse anche in Emilia-Romagna. La loro comparsa in Italia si deve alla diffusione delle patate nel XVII secolo, quando vennero introdotte dall’America. Inizialmente preparati solo nelle famiglie contadine, gli gnocchi si sono affermati come piatto della domenica e delle feste. La tradizione emiliana li propone soprattutto conditi con ragù di carne alla bolognese o, in versione più delicata, con burro fuso e salvia, a dimostrazione della loro versatilità e semplicità.

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🥣 Zuppa imperiale

📜 Descrizione storica

La Zuppa imperiale è una preparazione tipica dell’Emilia, in particolare dell’area bolognese. Tradizionalmente servita nelle feste, soprattutto a Natale e Pasqua, questa minestra rappresentava una variante raffinata della pasta in brodo. Si tratta di cubetti morbidi e dorati a base di semolino, uova, Parmigiano e burro, cotti prima al forno e poi immersi nel brodo caldo. Nonostante il nome “imperiale”, la ricetta appartiene alla tradizione domestica e contadina, ma con una nota di eleganza che la rese apprezzata anche nei pranzi nobiliari.

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🥣 Tortelli d’erbetta

📜 Descrizione storica

I tortelli d’erbetta sono una specialità tipica della cucina parmigiana, preparati tradizionalmente la notte di San Giovanni (24 giugno), quando è usanza cenare all’aperto e condividere piatti della tradizione contadina. L’origine si lega alla cucina povera delle campagne, che utilizzava ricotta fresca ed erbette di stagione (biete, spinaci o coste). Ancora oggi sono simbolo di convivialità e orgoglio gastronomico locale.

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🥣Tortelli di zucca

📜 Descrizione storica

I tortelli di zucca hanno origini antiche, radicate nella Bassa emiliana tra Parma, Reggio Emilia e Mantova, dove la zucca era coltivata fin dal XVI secolo. In particolare, la ricetta emiliana differisce da quella mantovana per l’uso equilibrato della mostarda e degli amaretti, che bilanciano la dolcezza della zucca con note aromatiche e leggermente piccanti. Questo piatto era tradizionalmente preparato nelle notti della Vigilia di Natale, quando la carne era bandita, e rimane ancora oggi una pietanza simbolo delle feste e della convivialità.

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🥣Pisarei e fasö

📜 Descrizione storica

Pisarei e fasö sono il piatto identitario della tradizione popolare piacentina. Nati come cibo dei poveri, risalgono al Medioevo quando i frati domenicani, per sfamare i pellegrini lungo la Via Francigena, iniziarono a preparare piccoli gnocchetti di pane raffermo e farina, conditi con fagioli e lardo. Questo piatto è considerato un perfetto esempio di cucina del recupero, capace di trasformare ingredienti semplici e poco costosi in una pietanza nutriente e ricca di sapore.

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🥣Strozzapreti romagnoli

📜 Descrizione storica

Gli strozzapreti sono una pasta fresca tipica della Romagna, nata come preparazione povera: si tratta infatti di una sfoglia ottenuta solo con farina, acqua e un filo d’olio, senza l’aggiunta di uova. La leggenda popolare vuole che il nome derivi dall’antipatia verso i preti, che nei secoli passati erano spesso accusati di avidità; le donne, preparando questa pasta, “auguravano” loro di strozzarsi mangiandola. Altre versioni raccontano che il nome derivi dal gesto delle massaie nell’attorcigliare l’impasto con forza, quasi a “strozzarlo”.

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Garganelli romagnoli

Pasta all’uovo arrotolata a mano con il pettine, condita con panna e prosciutto o ragù


📜 Descrizione storica

I garganelli nascono in Romagna nel XVIII secolo. La leggenda vuole che una massaia, rimasta senza maccheroni per il brodo, pensò di arrotolare i quadratini di sfoglia destinati ai cappelletti attorno al manico di un bastoncino, imprimendoli poi su un pettine da tessitura. Da qui l’inconfondibile rigatura. Questa pasta all’uovo è quindi un esempio di cucina contadina creativa, diventata piatto iconico della tradizione emiliana-romagnola.

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🍝 Tagliatelle al ragù alla bolognese

📖 Descrizione della ricetta

Le tagliatelle al ragù alla bolognese sono il piatto simbolo dell’Emilia-Romagna e della cucina italiana nel mondo. Le tagliatelle, sottili strisce di pasta fresca all’uovo, vengono condite con il celebre ragù bolognese: un sugo ricco e lento a base di carne macinata di manzo e maiale, soffritto di verdure, vino e pomodoro. È una ricetta di grande equilibrio: la corposità della pasta fresca trattiene il condimento, mentre la lunga cottura del ragù ne esalta profumi e sapori.

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🥘 Lasagne verdi alla bolognese

📖 Descrizione della ricetta

Le lasagne verdi alla bolognese rappresentano uno dei piatti più iconici dell’Emilia-Romagna. Si compongono di sfoglie verdi preparate con spinaci ed uova, alternate a strati di ragù alla bolognese, besciamella vellutata e abbondante Parmigiano Reggiano. La cottura al forno amalgama i sapori, regalando un piatto ricco, corposo e avvolgente, perfetto per i pranzi domenicali e le festività.

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🍵 Passatelli in brodo

📖 Descrizione della ricetta

I passatelli in brodo sono un primo piatto rustico e saporito, tipico della Romagna e diffuso anche in altre zone dell’Emilia. Si tratta di cilindri irregolari, dalla consistenza morbida e porosa, ottenuti impastando pane grattugiato, Parmigiano Reggiano, uova e aromi, e poi schiacciati con il tipico ferro per passatelli (oggi spesso sostituito da uno schiacciapatate a fori larghi). Vengono cotti direttamente in brodo bollente, che ne esalta il gusto e la delicatezza.

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🍲 Anolini (o Marubini) in brodo

📖 Descrizione della ricetta

Gli anolini, detti anche marubini nella zona di Piacenza, sono una pasta fresca ripiena tipica delle province di Parma e Piacenza. Hanno forma tondeggiante, ottenuta con uno stampino circolare, e vengono serviti tradizionalmente in un ricco brodo di carne.
Il ripieno può variare leggermente a seconda delle zone: a Parma prevale un ripieno di formaggio (Parmigiano e pane grattugiato insaporito), mentre a Piacenza i marubini si distinguono per un ripieno più ricco di carne brasata. È una pietanza delle grandi occasioni e delle festività natalizie.

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🥣 Cappelletti romagnoli in brodo

📖 Descrizione della ricetta

I cappelletti romagnoli sono un piatto tradizionale dell’Emilia-Romagna, in particolare della Romagna. Simili ai tortellini ma di forma leggermente diversa, devono il nome al loro aspetto che ricorda un “piccolo cappello”. Il ripieno è più semplice e delicato rispetto al tortellino bolognese, basato su formaggi e uova, talvolta arricchito con un tocco di ricotta o Parmigiano. Vengono cotti e serviti nel brodo caldo, che esalta il sapore della sfoglia e la morbidezza del ripieno.

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🥣 tortelloni

📖 Descrizione della ricetta

I tortelloni sono un formato di pasta fresca all’uovo tipico dell’Emilia-Romagna. A differenza dei tortellini, sono più grandi e il loro ripieno è spesso vegetariano, tradizionalmente a base di ricotta fresca ed erbette (spinaci o bietole). Si distinguono per la morbidezza del ripieno e per il condimento semplice ma raffinato: burro fuso aromatizzato alla salvia e una spolverata di Parmigiano Reggiano.

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🥣 tortellini in brodo

📖 Descrizione della ricetta

I tortellini in brodo sono piccoli scrigni di pasta fresca all’uovo, ripieni di un ricco composto di carne di maiale, prosciutto crudo e mortadella, aromatizzati con Parmigiano Reggiano e noce moscata. Vengono tradizionalmente cotti e serviti in un brodo ristretto di cappone o di manzo. È un piatto conviviale, protagonista delle tavole natalizie emiliane, simbolo di calore familiare e raffinatezza gastronomica.

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🍝 Pappardelle al sugo di lepre o di cinghiale

📖 Descrizione della ricetta

Le pappardelle al sugo di lepre o di cinghiale sono un primo piatto corposo e saporito, tipico delle aree appenniniche emiliane, dove la selvaggina è da sempre protagonista della cucina tradizionale. Le pappardelle, larghe strisce di pasta fresca all’uovo, accolgono perfettamente il condimento rustico e aromatico, preparato con carni di caccia marinate e cotte lentamente in un soffritto di verdure, vino e pomodoro.

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🍖 SECONDI TRADIZIONALI

Polenta con ragù di salsiccia o funghi

Descrizione storica

La polenta è da secoli il piatto per eccellenza delle campagne emiliane, soprattutto nelle zone appenniniche e nelle famiglie contadine. Preparata con farina di mais, era cibo quotidiano, economico e saziante. Con l’arrivo del mais dall’America (XVI secolo) divenne diffusissima, e in Emilia-Romagna si arricchì spesso con condimenti sostanziosi.
Il ragù di salsiccia era un modo per rendere la polenta più nutriente nei giorni di festa, mentre il ragù di funghi era la versione tipica delle zone montane, dove i boschi offrivano porcini e chiodini in abbondanza.

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Friggione bolognese (cipolle e pomodoro)

Descrizione storica

Il friggione è una delle ricette più autentiche della tradizione bolognese, tanto da essere registrato nell’elenco ufficiale delle De.Co. (Denominazione Comunale) della città. Si tratta di un piatto povero, nato nelle cucine contadine già nel XIX secolo, a base di cipolle bianche e pomodori. Veniva servito come contorno alla carne, ma spesso costituiva un piatto unico, accompagnato semplicemente da pane casereccio o dalla piadina.

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Cotiche e fagioli

Descrizione storica

Le cotiche e fagioli rappresentano uno dei piatti più popolari e sostanziosi della tradizione emiliana, cucinato soprattutto nei mesi freddi. Le cotiche (pelle del maiale) venivano recuperate durante la lavorazione casalinga del maiale e cotte a lungo con i fagioli, creando una minestra ricca e nutriente, simbolo di cucina di recupero e convivialità.
Questo piatto era spesso servito nelle veglie invernali, accompagnato da pane rustico o polenta fumante.

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Frittata con cipolla, erbe o ciccioli

Descrizione storica

La frittata è da sempre una preparazione popolare e versatile, diffusa in tutta Italia. In Emilia-Romagna assume caratteri distintivi grazie all’uso di prodotti tipici del territorio: le cipolle bianche dolci delle campagne, le erbe di campo (bietole, spinaci, cicoria, borragine) e i ciccioli (residuo della lavorazione dello strutto). Era un piatto semplice, ma sostanzioso, consumato nelle case contadine, spesso portato nei campi come pranzo dei lavoratori o servito nelle osterie come accompagnamento al vino.

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Trippa alla parmigiana

Descrizione storica

La trippa alla parmigiana è una ricetta antica dell’Emilia, legata soprattutto alla cucina contadina e popolare di Parma e dintorni. La trippa, ingrediente umile ma sostanzioso, veniva preparata nelle grandi occasioni, spesso la domenica o durante le fiere di paese.
La sua versione alla parmigiana si caratterizza per la lunga cottura in umido con pomodoro e aromi, arricchita generosamente da Parmigiano Reggiano grattugiato, che le conferisce cremosità e sapore intenso.

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Fegato alla bolognese (con cipolla e aceto)

Descrizione storica

Il fegato alla bolognese è un piatto della cucina tradizionale emiliana, in particolare diffuso nelle trattorie popolari di Bologna e dintorni. Il fegato, alimento economico e ricco di nutrienti, era molto apprezzato nelle famiglie contadine. La ricetta unisce ingredienti semplici – fegato di vitello, cipolla e aceto – che danno vita a un piatto deciso e aromatico.

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Saraghina ai ferri

Descrizione storica

La saraghina (chiamata anche sardone o sardoncino in dialetto romagnolo) è una varietà di sarda diffusa nel Mar Adriatico. Da sempre pesce “povero”, ma ricchissimo di gusto e sostanze nutritive, la saraghina è diventata uno dei simboli delle sagre popolari romagnole, soprattutto nei paesi della costa e dell’entroterra. Veniva cotta direttamente sulle braci delle feste di paese, servita calda e profumata, accompagnata da piadina, cipolla e vino locale.

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Sogliola alla romagnola

Descrizione storica

La sogliola alla romagnola è un piatto di tradizione marinara che affonda le radici nella cucina popolare della Riviera Adriatica. Diffuso soprattutto nelle città costiere dell’Emilia-Romagna, nasce come preparazione semplice, pensata per esaltare la delicatezza della sogliola con pochi ingredienti genuini: olio d’oliva, limone, vino bianco e pane grattugiato. La cottura al forno o in padella con questa panatura croccante rappresentava, nelle case dei pescatori, un modo gustoso e veloce per cucinare il pesce fresco appena pescato.

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Seppie con Piselli alla Romagnola

(piatto marinato semplice e gustoso della costa romagnola)


📜 Descrizione storica

Le seppie con piselli sono uno dei piatti più caratteristici della cucina di mare romagnola, preparato soprattutto nei porti e nelle case dei pescatori tra Rimini, Cesenatico e Cervia. È una ricetta “povera ma ricca di sapore”, che unisce la freschezza del pesce al gusto dolce dei piselli, conditi da un sugo leggero di pomodoro.
Tradizionalmente veniva cucinata in primavera, quando si trovavano piselli freschi e le seppie erano pescate in abbondanza nel Mare Adriatico.

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Anguilla alla Griglia o in Umido (Comacchio)

(specialità tipica delle Valli di Comacchio, Ferrara)


📜 Descrizione storica

L’anguilla è da secoli il simbolo delle Valli di Comacchio, un’area di lagune e canali nella provincia di Ferrara. Qui la pesca e la lavorazione delle anguille erano già documentate nel Medioevo e sotto il dominio estense (XV-XVI sec.) l’anguilla era considerata pregiata merce di scambio e piatto d’onore.

La cucina tradizionale prevede due versioni principali:

  • alla griglia, cotta lentamente sulla brace di legna, molto diffusa nelle sagre e tra i pescatori;
  • in umido, cucinata con vino e pomodoro, piatto tipico delle famiglie contadine.

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Brodetto di Pesce alla Romagnola

(zuppa di pesce tipica della costa adriatica dell’Emilia-Romagna)


📜 Descrizione storica

Il brodetto è una preparazione di origine marinara, nata come piatto povero dei pescatori che utilizzavano il pesce meno pregiato o invenduto, unendolo a pomodoro, aceto e pane. In Romagna (Rimini, Cesenatico, Cervia) la ricetta si distingue per l’uso abbondante di pomodoro e aceto, che conferiscono un gusto intenso e acidulo, bilanciato dalla ricchezza del pesce.

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Capriolo in Umido con Polenta all’Emiliana

(piatto di selvaggina cucinata lentamente con vino e aromi, servita con polenta fumante)


📜 Descrizione storica

Il capriolo, cacciato da secoli nelle zone boschive dell’Appennino emiliano, è sempre stato considerato carne pregiata. La ricetta in umido, con lunga marinatura nel vino e lenta cottura con verdure e spezie, appartiene alla tradizione contadina e montanara, che valorizzava i frutti della caccia con metodi di cottura robusti.

Nelle corti rinascimentali estensi e bolognesi la selvaggina era considerata piatto nobile, e il capriolo figurava spesso nei banchetti. Con il tempo, la ricetta si è diffusa nelle osterie e nelle case delle zone rurali, soprattutto in autunno e inverno.

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Cinghiale in Umido all’Emiliana

(piatto di selvaggina stufata con vino, spezie e aromi)


📜 Descrizione storica

Il cinghiale, diffuso da secoli nelle campagne e nei boschi dell’Appennino emiliano, è stato a lungo protagonista delle tavole nobiliari e contadine. Le ricette in umido, cucinate con vino e aromi, sono tra le più antiche tecniche di preparazione: il gusto intenso della carne viene ammorbidito dalla lunga cottura e dalla marinatura in vino rosso con erbe aromatiche.

Nelle corti rinascimentali di Ferrara e Modena era considerato piatto d’onore nei banchetti, mentre in epoca contadina costituiva una risorsa preziosa durante le battute di caccia.

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Lepre in Salmì all’Emiliana

(specialità di selvaggina della cucina emiliana, cotta a lungo in vino e aromi)


📜 Descrizione storica

Il salmì è una delle tecniche più antiche per cucinare la selvaggina: consiste nel marinare a lungo la carne in vino, aceto, aromi e spezie, per poi cuocerla lentamente con le stesse verdure della marinata. In Emilia-Romagna la lepre in salmì era un piatto di caccia, servito nelle case nobiliari durante i banchetti autunnali, spesso accompagnato da polenta fumante.
Nell’Ottocento divenne anche un piatto “da osteria”, simbolo di convivialità e di cucina robusta.

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Salama da Sugo Ferrarese

(specialità tradizionale di Ferrara, insaccato cotto a lungo e servito con purè di patate)


📜 Descrizione storica

La salama da sugo è uno degli insaccati più antichi e particolari d’Italia. Tipica della provincia di Ferrara, venne citata già nel Rinascimento: si narra che Lucrezia Borgia la portò in dono al duca Ercole d’Este nel 1521. È un insaccato composto da carni suine aromatizzate con vino rosso (spesso Fortana o Lambrusco), spezie e talvolta acquavite, insaccato nella vescica del maiale e fatto stagionare a lungo.
La preparazione è complessa e la cottura richiede molte ore, ma il risultato è un piatto ricco, intenso e unico, tradizionalmente servito nelle grandi occasioni e accompagnato da purè di patate o polenta.

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Costolette di Maiale alla Griglia all’Emiliana

(specialità rustica e contadina dell’Emilia-Romagna)


📜 Descrizione storica

Le costolette di maiale sono da sempre uno dei piatti simbolo della cucina contadina emiliana. In passato venivano preparate durante le giornate di festa legate alla macellazione del maiale, cotte su griglie improvvisate sopra la brace di legna. Con il loro sapore intenso e la semplicità della preparazione, sono rimaste un piatto iconico delle grigliate in famiglia o nelle sagre paesane.

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Coppa Arrosto all’Emiliana

(secondo piatto rustico e saporito della cucina emiliana)


📜 Descrizione storica

La coppa di maiale (nota anche come “capocollo”) è un taglio pregiato e molto apprezzato in Emilia-Romagna, ricco di venature di grasso che lo rendono morbido e gustoso dopo una lunga cottura. Da secoli è considerata una pietanza conviviale, spesso cucinata nelle famiglie contadine durante le feste o nelle domeniche invernali, grazie alla sua resa abbondante e al sapore deciso.

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Arista di Maiale al Latte all’Emiliana

(secondo piatto tenero e cremoso della cucina regionale)


📜 Descrizione storica

L’arista di maiale cotta nel latte è una ricetta di origini antiche, diffusa in tutta l’Italia centrale, ma molto amata anche in Emilia-Romagna. Qui è stata tramandata soprattutto come piatto domenicale o delle feste familiari. La lunga cottura nel latte rende la carne tenerissima e crea una salsa delicata e vellutata, che richiama la cucina contadina ma con un tocco di raffinatezza.

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Filetto alla Rossini

(specialità bolognese con foie gras e tartufo nero)


📜 Descrizione storica

Il Filetto alla Rossini è un piatto leggendario legato al compositore Gioachino Rossini, che nel XIX secolo soggiornò spesso a Bologna e fu noto non solo per la sua musica ma anche per la passione per la buona tavola. Si narra che Rossini, amante dei sapori intensi e delle ricette sontuose, abbia ispirato questo piatto, nato nelle cucine bolognesi e poi diffuso in ristoranti d’alta cucina in tutta Europa.

La ricetta unisce il pregio del filetto di manzo, la ricchezza del foie gras e l’aroma inconfondibile del tartufo nero, il tutto armonizzato da una salsa demi-glace corposa.

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Fritto misto all’Emiliana

(carni, frattaglie, verdure e crema fritta – piatto tipico delle feste)


📜 Descrizione storica

Il fritto misto è una specialità diffusa in varie regioni italiane, ma in Emilia-Romagna assume un carattere unico: non solo carne e verdure, ma anche frattaglie pregiate (cervella, animelle) e soprattutto la crema fritta, considerata la regina del piatto. Si tratta di una preparazione sontuosa, tipica delle feste di paese e delle occasioni solenni, che unisce il gusto rustico al piacere della cucina ricca.

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Spezzatino di Manzo con Piselli o Patate all’Emiliana

(piatto rustico e familiare della tradizione contadina dell’Emilia-Romagna)


📜 Descrizione storica

Lo spezzatino è una preparazione tipica delle cucine popolari: nasconde le sue origini nei tagli meno pregiati del manzo, che, cucinati a lungo con aromi e verdure, diventavano morbidi e gustosi. In Emilia-Romagna, lo spezzatino è stato tramandato come piatto quotidiano delle famiglie contadine e come pietanza nutriente per l’inverno, spesso arricchito da piselli freschi in primavera o da patate in autunno e inverno.

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Piccione Ripieno all’Emiliana

(specialità delle feste e delle tavole nobiliari in Emilia-Romagna)


📜 Descrizione storica

Il piccione, animale allevato da secoli nelle corti e nei poderi dell’Emilia-Romagna, veniva considerato una carne pregiata, riservata alle mense aristocratiche o ai banchetti solenni. La versione ripiena era particolarmente diffusa nel Rinascimento e nell’Ottocento, quando veniva preparata con farce a base di carni miste, pane, erbe aromatiche, spezie e, nei periodi più ricchi, castagne e tartufo.

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Pollo alla Cacciatora all’Emiliana

(piatto rustico della tradizione contadina emiliano-romagnola)


📜 Descrizione storica

Il “pollo alla cacciatora” è una delle ricette più diffuse nella cucina regionale italiana, con varianti locali che cambiano da zona a zona. In Emilia-Romagna la preparazione è semplice, rustica e profumata, spesso arricchita da un tocco di pomodoro o da vino bianco, con aglio e rosmarino a esaltare il gusto della carne.
Il nome deriva dallo stile “alla cacciatora”, cioè “alla maniera del cacciatore”: carne cotta lentamente con aromi ed erbe spontanee, come veniva fatto nei piatti rurali delle campagne.

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Vitello Arrosto all’Emiliana

(secondo piatto raffinato e festivo dell’Emilia-Romagna)


📜 Descrizione storica

Il vitello arrosto è stato per secoli protagonista delle mense nobiliari e borghesi dell’Emilia-Romagna. Carne tenera e delicata, veniva servita soprattutto nelle occasioni solenni, spesso accompagnata da salse leggere o riduzioni di vino. Già nel Settecento, le cucine aristocratiche modenesi e bolognesi lo proponevano come piatto di prestigio, cucinato lentamente con erbe aromatiche e brodo.

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Coniglio alla Cacciatora o al Forno con Erbe Aromatiche

(piatto rustico della tradizione contadina emiliano-romagnola)


📜 Descrizione storica

Il coniglio è sempre stato un ingrediente diffuso nelle campagne emiliane: allevato nelle aie familiari, rappresentava una preziosa fonte di carne magra e nutriente. La versione alla cacciatora – con vino, aglio, rosmarino e a volte olive – richiama i sapori delle cucine contadine, mentre la cottura al forno con erbe aromatiche è tipica delle tavole domenicali e delle feste, quando la carne veniva arricchita da spezie e profumi di stagione.

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Faraona Arrosto all’Emiliana

(ripiena o semplice, piatto delle grandi occasioni in Emilia-Romagna)


📜 Descrizione storica

La faraona, importata dall’Africa già in epoca romana, era considerata una carne pregiata per i banchetti aristocratici. Nel Rinascimento e nel Settecento, in Emilia-Romagna, divenne protagonista delle tavole nobiliari, spesso ripiena di castagne, uova e spezie. La sua carne, delicata ma più saporita del pollo, si prestava perfettamente ad arrosti celebrativi, soprattutto durante le feste natalizie o nei pranzi di matrimonio.

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🥩Cotechino e Zampone Modenese

(specialità tipiche delle feste natalizie dell’Emilia-Romagna)


📜 Descrizione storica

Il cotechino e lo zampone hanno origini nel Rinascimento, precisamente nel 1511, durante l’assedio di Mirandola (vicino Modena) da parte delle truppe di Papa Giulio II. Per conservare la carne di maiale senza che andasse sprecata, i mirandolesi decisero di macinarla e insaccarla nella cotenna (cotechino) e nella pelle della zampa anteriore del maiale (zampone).
Da allora questi due insaccati sono diventati il piatto delle feste natalizie in tutta l’Emilia-Romagna e oggi sono prodotti a marchio IGP.

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🥩Bollito Misto all’Emiliana

(con carni bovine, cappone, lingua, zampone, serviti con mostarda bolognese e salse varie)


📜 Descrizione storica

Il bollito misto ha radici medievali e rinascimentali: nei banchetti signorili l’uso di cuocere carni in acqua aromatizzata rappresentava un modo elegante di servire pezzi pregiati e meno nobili. In Emilia-Romagna la ricetta si è consolidata tra ’700 e ’800, diventando piatto delle grandi occasioni, soprattutto in inverno e durante le feste. La tradizione vuole che sia servito in abbondanza, accompagnato da mostarda bolognese, salse verdi e rosse, e da contorni semplici.

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🍪 DOLCI DELLA NONNA

Crostata di Prugne o Amarene

Dolce di pasta frolla farcito con confettura di prugne o amarene, molto diffuso in campagna


📜 Descrizione storica

La crostata è uno dei dolci casalinghi più antichi d’Italia, preparato già nel Medioevo nei monasteri e nelle cucine contadine. In Emilia-Romagna era il dessert più comune nelle campagne, perché bastava avere un po’ di pasta frolla e una marmellata fatta in casa per ottenere un dolce semplice ma amatissimo.

Le versioni più diffuse erano quelle con confettura di prugne o amarene, frutti facilmente coltivabili e conservabili sotto forma di conserve. La crostata veniva preparata in occasione delle feste, delle fiere paesane, oppure come dolce della domenica.

Servita a fette grandi e spesse, rappresentava il dolce della convivialità familiare, spesso accompagnato da un bicchiere di vino rosso leggero.

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Tenerina Ferrarese

Torta al cioccolato fondente, morbida dentro e croccante fuori


📜 Descrizione storica

La Tenerina, conosciuta anche come Torta Tacolenta, nasce a Ferrara all’inizio del ’900 ed è diventata uno dei dolci più rappresentativi della città. Il suo nome deriva dalla caratteristica consistenza: croccante e sottile in superficie, ma con un cuore morbido, quasi cremoso, grazie alla ricca presenza di cioccolato fondente.

Secondo la tradizione, venne preparata per la prima volta per Elena Petrovich, regina d’Italia e moglie di Vittorio Emanuele III, detta appunto “la tenerina” per il suo carattere dolce e delicato. Da allora, il dolce divenne patrimonio della pasticceria ferrarese, diffuso sia nelle famiglie che nelle osterie, servito semplicemente con una spolverata di zucchero a velo.

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Zuppa Inglese Emiliana

Dolce al cucchiaio a strati con savoiardi, alchermes e crema pasticcera


📜 Descrizione storica

La Zuppa Inglese è un dessert diffuso in tutta l’Emilia-Romagna, considerato una delle più tipiche espressioni della pasticceria familiare e delle osterie tradizionali. Le sue origini sono incerte: secondo alcuni nacque nelle cucine nobiliari di Ferrara nel XVI secolo, ispirata ai trifle inglesi e adattata con ingredienti locali come l’alchermes, liquore fiorentino dal colore rosso vivo.

Col tempo, la zuppa inglese divenne il dolce “della domenica” e delle feste, presente in ogni trattoria e ristorante emiliano. La sua caratteristica è la composizione a strati: savoiardi (o pan di Spagna) inzuppati nell’alchermes alternati a crema pasticcera classica e crema al cioccolato. Il risultato è un dolce al cucchiaio ricco, colorato e conviviale.

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Castagnaccio

Torta a base di farina di castagne, pinoli e rosmarino


📜 Descrizione storica

Il Castagnaccio è un dolce antichissimo, citato già nel XVI secolo da autori toscani come nutrimento delle popolazioni contadine dell’Appennino. Preparato con pochi ingredienti poveri – farina di castagne, acqua, olio, pinoli e rosmarino – era considerato un piatto sostanzioso e al tempo stesso frugale, simbolo della cucina di sussistenza.

In Emilia-Romagna e in Toscana veniva tradizionalmente consumato in autunno e inverno, quando la farina di castagne era disponibile. Era legato anche a credenze popolari: si diceva che offrire una fetta di castagnaccio con rametti di rosmarino fosse un augurio d’amore, perché le foglie di rosmarino avrebbero fatto innamorare chi le riceveva.

Oggi resta un dolce rustico e genuino, senza zucchero aggiunto (è la farina di castagne a donare dolcezza naturale), apprezzato anche da chi segue una dieta senza glutine.

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Bracciatello Romagnolo

Ciambella soffice, tipica delle feste pasquali


📜 Descrizione storica

Il Bracciatello romagnolo è un dolce pasquale che affonda le radici nella tradizione contadina della Romagna. Il nome deriva probabilmente da “braccio” o “bracciale”, richiamando la forma circolare della ciambella, simbolo di unione e rinascita.

Era usanza prepararlo durante la Settimana Santa e offrirlo la mattina di Pasqua, spesso accompagnato da uova sode benedette. Ogni famiglia custodiva la propria ricetta, tramandata di generazione in generazione. Il bracciatello veniva regalato ai parenti come augurio di prosperità e consumato nelle grandi tavolate pasquali, spesso insieme al vino dolce o al Sangiovese giovane.

A differenza della più rustica ciambella romagnola, il bracciatello è più soffice e lievitato, arricchito da latte, burro e talvolta semi di anice.

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Sfrappole (o Chiacchiere)

Dolce carnevalesco diffuso in tutta la regione


📜 Descrizione storica

Le Sfrappole (note anche come Chiacchiere, Frappe, Bugie, Cenci, Galani a seconda della zona) sono tra i dolci di Carnevale più antichi e popolari d’Italia.

Già in epoca romana esistevano i “frictilia”, dolci fritti nel grasso animale e offerti durante le feste dei Saturnali. Nel Medioevo e nel Rinascimento continuarono a essere preparati, arricchiti con zucchero e aromi, e divennero un simbolo di abbondanza e festa.

In Emilia-Romagna il nome varia: sfrappole a Bologna e Modena, chiacchiere in Romagna. La caratteristica comune è la sfoglia sottile, croccante, fritta in abbondante olio o strutto e spolverata con zucchero a velo.

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Tagliatelle Dolci Fritte

Strisce di pasta simili alle tagliatelle, fritte e zuccherate, tipiche di Carnevale


📜 Descrizione storica

Le tagliatelle dolci fritte sono una preparazione carnevalesca tipica di Emilia e Romagna. Nascono probabilmente tra Ottocento e primo Novecento, quando nelle case contadine si usava la stessa pasta all’uovo delle tagliatelle “salate”, ma arricchita di zucchero e scorza di agrumi, per trasformarla in un dolce.

Una volta tirata la sfoglia, veniva arrotolata, tagliata come per ottenere delle vere tagliatelle e poi fritta nello strutto. Infine, venivano spolverate di zucchero semolato o miele. La loro forma irregolare, croccante e arricciata, le ha rese celebri come dolci scenografici e poveri al tempo stesso, preparati soprattutto a Carnevale.

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Sabadoni

Ravioli fritti o al forno ripieni di castagne, fagioli e mostarda


📜 Descrizione storica

I Sabadoni (o Sabadù) sono dolci tipici della Romagna, preparati soprattutto durante l’inverno e nel periodo del Carnevale. Si tratta di grandi ravioli di pasta dolce, fritti o cotti al forno, ripieni con un impasto rustico e ricco a base di castagne lesse, fagioli, mostarda bolognese o marmellata di prugne, vino cotto e spezie.

Il nome sembra derivare da “Sabadò”, cioè sabato, giorno in cui tradizionalmente venivano preparati per essere gustati la domenica o nelle feste. In passato erano il dolce della civiltà contadina, nutriente ed economico, realizzato con ingredienti disponibili nelle case rurali (castagne, legumi secchi, conserve di frutta).

Ogni famiglia custodiva la sua ricetta, con piccole varianti: alcuni aggiungevano sapa (mosto cotto), altri arricchivano con fichi secchi o scorza di agrumi.

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Pampapato Romagnolo

Variante del pampepato, diffuso soprattutto nel Ravennate


📜 Descrizione storica

Il Pampapato è un dolce natalizio che affonda le radici nella cultura monastica e signorile dell’Italia settentrionale. Nella Romagna, soprattutto nell’area del Ravennate, il pampepato si diffuse tra XVII e XVIII secolo, arricchendosi di caratteristiche proprie: meno speziato rispetto a quello ferrarese, più ricco di frutta secca e con un impasto leggermente più soffice.

Il nome stesso richiama la sua origine “nobile”: “pan del papa” o “pampapato” alludeva a un dolce degno di essere offerto alle alte gerarchie ecclesiastiche. In area romagnola il dolce mantiene la forma tondeggiante e la copertura al cioccolato, ma con un ripieno meno pungente di spezie e più equilibrato.

Era tradizione prepararlo a Natale e conservarlo a lungo, avvolto in carta oleata, per poterlo gustare fino all’Epifania e oltre.

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Ciambella Romagnola

Semplice, bassa e senza buco, perfetta con Albana o Sangiovese


📜 Descrizione storica

La Ciambella romagnola è uno dei dolci più antichi e diffusi della tradizione contadina. A differenza delle ciambelle classiche, non ha il buco centrale ed è bassa, ovale o rettangolare, più simile a un pane dolce.

Anticamente veniva preparata nelle case contadine con ingredienti poveri ma nutrienti: farina, uova, latte e strutto (oggi sostituito dal burro). Era il dolce della domenica e delle feste, servito con vino locale – in particolare Albana dolce o Sangiovese – e spesso intinto direttamente nel bicchiere.

Simbolo di ospitalità, veniva offerta anche agli ospiti nelle ricorrenze familiari. La sua semplicità l’ha resa un dolce universale in Romagna, ancora oggi presente in ogni forno e pasticceria tradizionale.

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Mandorlini del Ponte

Biscotti secchi alle mandorle, tipici di Ferrara


📜 Descrizione storica

I Mandorlini del Ponte sono biscotti tradizionali della città di Ferrara, che prendono il nome dal Ponte di San Giorgio, uno degli accessi più antichi della città. Venivano venduti nelle botteghe e nelle osterie nei pressi del ponte e rappresentavano una golosità da accompagnare al vino da pasto o da dessert.

Questi biscotti, secchi e croccanti, a base di mandorle, zucchero e albume d’uovo, erano diffusi già nel XIX secolo e venivano preparati sia in casa sia nei forni cittadini. Simili a piccoli amaretti rustici, ma con una consistenza più dura, si prestavano ad essere intinti in vini dolci o liquorosi. Ancora oggi restano un simbolo della tradizione ferrarese, spesso proposti durante sagre e feste popolari.

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Coppia di Ferrara Dolce

Versione zuccherata del tipico pane ferrarese, ideale per colazione e merenda


📜 Descrizione storica

La Coppia ferrarese è uno dei pani più celebri d’Italia, con origini che risalgono al XIII secolo. Il suo nome deriva dalla forma intrecciata a “X”, composta da due bastoncini attorcigliati uniti al centro. Dichiarato IGP nel 2001, è il simbolo della panificazione estense.

La versione dolce nacque nelle famiglie ferraresi come variante casalinga: si prendeva la stessa pasta base, arricchita con zucchero e burro, e la si modellava nella tradizionale forma a coppia. Veniva consumata a colazione o durante le feste, spesso accompagnata da caffè, cioccolata calda o vino dolce.

Un tempo i fornai usavano cospargere le coppie dolci con zucchero semolato o granella, per renderle simili a piccole brioche rustiche.

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Pampepato di Ferrara

Ricco dolce speziato con cioccolato, frutta secca, miele e canditi (simile al certosino, ma più aromatico)


📜 Descrizione storica

Il Pampepato di Ferrara è un dolce natalizio che affonda le sue radici nel Rinascimento, quando le spezie e il cacao arrivavano a Ferrara grazie agli scambi commerciali promossi dalla corte estense.

La ricetta, nata probabilmente nei conventi, univa ingredienti preziosi come mandorle, miele, canditi, cacao e spezie. Il nome “pampepato” deriva proprio dal “pepe” (o meglio dalle spezie), che ne caratterizzano l’aroma intenso.

A differenza del Certosino bolognese, il pampepato è più ricco di cioccolato e speziature, con una crosta lucida scura che avvolge un cuore morbido e profumatissimo. Era considerato un dolce di lusso, offerto come dono natalizio alle famiglie nobili e conservato a lungo grazie al miele e al cioccolato.

Nel 2015 ha ottenuto il riconoscimento IGP (Indicazione Geografica Protetta), a testimonianza della sua importanza storica e gastronomica.

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Anolini Dolci Fritti

Raviolini dolci ripieni di marmellata o crema, fritti durante Carnevale


📜 Descrizione storica

Gli anolini dolci fritti sono una variante “festiva” degli anolini salati, tipici della tradizione emiliana. Si preparano soprattutto nel periodo di Carnevale, quando i fritti abbondano sulle tavole, e in alcune zone durante le fiere paesane.

Questi dolcetti, simili a piccoli ravioli, venivano farciti con marmellata casalinga (spesso di prugne o mele cotogne) o crema pasticcera e poi fritti in olio abbondante, per essere serviti caldi e spolverati di zucchero. Nati come dolce povero e di recupero, sfruttavano la pasta all’uovo avanzata dalle preparazioni salate, arricchita per l’occasione di zucchero e aromi.

Sono una delle tante testimonianze della fantasia contadina emiliana, capace di trasformare ingredienti semplici in golosità legate alla festa e alla condivisione.

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Torta Sbrisolona Piacentina

Versione locale della celebre torta mantovana, a base di mandorle e farina di mais


📜 Descrizione storica

La sbrisolona è un dolce antichissimo di origine contadina, nato a Mantova nel XVI secolo, ma diffusosi rapidamente anche nelle zone vicine, come il Piacentino. Il nome deriva dal termine dialettale sbrìsa (briciola), che richiama la sua caratteristica consistenza friabile e granulosa.

Nella versione piacentina, la torta mantiene la sua rusticità ma presenta alcune varianti negli ingredienti e nel dosaggio delle farine. Come in molte tradizioni popolari, non si taglia con il coltello ma si spezza con le mani, per condividere la torta in famiglia o con gli ospiti.

Era il dolce delle grandi occasioni e delle feste, semplice ma ricco grazie alla presenza di mandorle e burro, simboli di benessere nelle campagne emiliane.

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Spongata di Parma e Piacenza

Pasta frolla ripiena di miele, frutta secca, canditi e spezie, tipica del Natale


📜 Descrizione storica

La Spongata è un dolce di Natale dalla lunga storia, diffuso soprattutto tra Parma, Piacenza e Pontremoli. Le sue origini risalgono al Medioevo, quando le spezie e i canditi giungevano in Italia grazie alle rotte commerciali.

Il nome deriverebbe dal latino spongia (“spugna”), per via dell’aspetto irregolare e gonfio della superficie. In documenti del XV secolo risulta già citata come dono nobile nelle corti rinascimentali, mentre nel Cinquecento veniva preparata nei monasteri e offerta come augurio di prosperità.

La sua ricetta varia di città in città, ma l’elemento comune è sempre lo scrigno di pasta frolla che racchiude un ripieno ricco: miele, frutta secca, canditi, spezie e vino dolce. Tradizionalmente si prepara durante l’Avvento e si consuma dopo alcuni giorni di riposo, per permettere agli aromi di amalgamarsi.

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Torta Barozzi (Vignola)

Dolce al cioccolato e caffè, senza farina, originario della pasticceria Gollini


📜 Descrizione storica

La Torta Barozzi nasce a Vignola (MO) nel 1886 grazie a Eugenio Gollini, fondatore dell’omonima pasticceria ancora oggi custode della ricetta segreta. In origine si chiamava “Torta nera”, poi, nel 1907, venne ribattezzata in onore dell’illustre architetto vignolese Jacopo Barozzi da Vignola.

Il dolce si distingue per la sua consistenza umida e compatta, realizzata senza farina, a base di cioccolato fondente, caffè e mandorle. Il suo gusto è intenso e persistente, con un equilibrio tra dolcezza, tostato e leggero aroma liquoroso. Tradizionalmente veniva servita in piccole porzioni rettangolari, accompagnata da un bicchiere di vino liquoroso o da un buon caffè.

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Amaretti di Modena

Dolcetti a base di mandorle, morbidi o croccanti


📜 Descrizione storica

Gli Amaretti di Modena sono tra i dolci più rappresentativi della pasticceria emiliana. Le prime testimonianze risalgono al XVII secolo, quando venivano serviti nelle corti nobiliari e nei conventi, come piccola delizia a fine pasto o come dono di prestigio agli ospiti.

La loro particolarità è la doppia anima: morbidi e leggermente umidi all’interno, oppure croccanti e friabili. Entrambe le versioni si ottengono con una base semplice di mandorle dolci e amare, zucchero e albume d’uovo. Il segreto è tutto nel dosaggio e nella cottura.

A Modena e dintorni venivano offerti in occasione delle grandi festività (Pasqua, Natale, matrimoni), accompagnati da vini dolci locali. La tradizione li lega soprattutto al consumo con il Lambrusco amabile o con un bicchierino di nocino.

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Bensone Modenese

Ciambella rustica, spesso accompagnata da un bicchiere di Lambrusco


📜 Descrizione storica

Il Bensone (o Bensòn in dialetto modenese) è uno dei dolci più antichi dell’Emilia. Le sue prime tracce scritte risalgono al 1400, quando veniva offerto come dono prezioso alle corporazioni artigiane della città di Modena. La sua etimologia è incerta: alcuni la fanno derivare da “bensone” (pane grande e buono), altri da “bensugno”, termine legato alla sua ricchezza di ingredienti.

Era il dolce delle grandi occasioni: battesimi, matrimoni, feste religiose. In origine era una semplice pagnotta dolce di farina, miele e uova; con l’arrivo dello zucchero e del burro si arricchì e divenne soffice. Tradizionalmente si consumava inzuppato nel Lambrusco secco, a colazione o dopo cena, spesso intinto direttamente nel bicchiere.

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Torta di Riso Bolognese

Dolce a base di riso, latte, uova e scorza di limone, servito a fette quadrate


📜 Descrizione storica

La Torta di Riso è conosciuta a Bologna come “Torta degli Addobbi”, perché anticamente veniva preparata in occasione delle feste religiose del Corpus Domini (dette appunto “Feste degli Addobbi”). Ogni famiglia la cuoceva in grandi teglie e la serviva a cubotti, distribuiti a parenti, amici e vicini come segno di devozione e ospitalità.

Le origini risalgono al XV secolo, quando il riso, arrivato dall’Oriente, divenne un ingrediente diffuso nelle cucine nobili e poi popolari. Il dolce fu subito arricchito con spezie pregiate, zucchero e cedro candito, simboli di ricchezza. Oggi resta uno dei dolci più identitari della città di Bologna e si prepara soprattutto durante le ricorrenze pasquali e primaverili.

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Raviole di San Giuseppe

Frollini ripieni di mostarda o marmellata, tipici del Carnevale e della festa del papà


📜 Descrizione storica

Le Raviole di San Giuseppe sono dolci tipici dell’Emilia-Romagna, in particolare della zona bolognese, preparati in occasione del 19 marzo, giorno dedicato a San Giuseppe e festa del papà. La tradizione le vuole cotte al forno, ripiene di mostarda bolognese (una confettura a base di mele cotogne, pere e prugne) oppure di marmellata di prugne, e spolverate di zucchero semolato. La loro forma a mezzaluna richiama quella di un raviolo, da cui il nome. In passato erano considerate un dono simbolico ai bambini, portato proprio da San Giuseppe.

Nelle famiglie contadine rappresentavano un momento di festa: si preparavano in gran quantità, da condividere con vicini e parenti, e venivano portate in dono in sacchetti o vassoi ricoperti da tovaglioli ricamati.

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Pinza bolognese

(pasta frolla ripiena di mostarda bolognese di mele e pere cotogne)

Descrizione storica

La Pinza bolognese è un dolce tipico della città di Bologna e delle campagne circostanti. Si tratta di una pasta frolla rustica che racchiude al suo interno la mostarda bolognese, una confettura densa di mele e pere cotogne. Il nome “pinza” deriverebbe dal verbo “pinzare” (stringere), per via della forma tipica della torta, con la frolla che avvolge e racchiude il ripieno.

Era preparata soprattutto durante le festività natalizie e in occasione dell’Epifania, spesso servita a fine pasto con un bicchiere di vino dolce o liquore.

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Certosino (o Pan Speziale)

Descrizione storica

Il Certosino, chiamato anche Pan speziale, è un dolce antico della tradizione bolognese, preparato in occasione del Natale. Il nome Pan speziale deriva dagli speziali, ossia i farmacisti del Medioevo che preparavano dolci con miele e spezie. Nel tempo la ricetta passò ai monaci certosini, che la perfezionarono, da qui l’altro nome con cui è noto.
È un dolce ricco e compatto, a base di miele, frutta secca, canditi e cioccolato, dalla lunga conservazione, che veniva preparato già a inizio dicembre per essere gustato durante le feste natalizie.

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